Sapendo che a Bologna e provincia l’Unione Sindacale Italiana (USI-CIT) è attiva nelle lotte contro il consumo di suolo, mi è stato chiesto di scrivere un articolo su ciò che sta accadendo al Pilastro. Proverò a dire qualcosa in proposito.
Innanzitutto: che cos’è il Pilastro? È una zona periferica di Bologna, che si trova a nord est della città. Fu progettata alla fine degli anni Cinquanta del Novecento per accogliere l’immigrazione connessa allo sviluppo industriale. Ulteriori interventi di edilizia abitativa seguirono fino alla metà degli anni Ottanta, poi di nuovo attorno al 2000. Inizialmente nel quartiere vi era carenza di servizi fondamentali: acqua, strade asfaltate, trasporti pubblici. Per ottenere migliori condizioni di vita, gli abitanti si organizzarono nel Comitato Inquilini, attivo fino alla fine degli anni Novanta. L’azione del Comitato contribuì a ottenere risultati importanti: l’autobus, le scuole, i servizi sanitari, gli impianti sportivi e la biblioteca.
I primi abitanti erano in gran parte originari dell’Italia meridionale e delle aree più povere dell’Emilia-Romagna. Successivamente si sono aggiunti immigrati dal Kosovo, da altri paesi della ex Jugoslavia, dall’Albania, dal Marocco, dalla Tunisia, dalla Romania, dall’Ucraina, dalla Moldavia, dal Pakistan e dal Bangladesh. Le abitazioni in cui vivono sono più che dignitose e, malgrado il quartiere sia stato descritto, fin dal suo sorgere, come una periferia degradata in balia di bande di teppisti, vi si è sempre potuto circolare liberamente con grande tranquillità. Se oggi è nuovamente sulle prime pagine dei giornali è soltanto per via della costruzione del cosiddetto “Museo delle bambine e dei bambini”.
Di che cosa si tratta? Secondo l’Amministrazione comunale di Bologna si tratta di: «Una giocosa fabbrica di esperienze e di sapere dove i piccoli visitatori potranno imparare facendo, sperimentando, manipolando e giocando. (…) Tredici sono state le proposte che si sono contese la vittoria al Concorso (…) che metteva in palio l’aggiudicazione della progettazione di fattibilità tecnica ed economica dell’intervento: una sfida (…) per realizzare un nuovo polo culturale di rilevanza nazionale, dedicato all’educazione, alla conoscenza e allo svago, rivolto ai bambini da 0 a 12 anni, alle scuole e alle famiglie».
Peccato (per l’Amministrazione comunale) che lo si stia costruendo dove prima c’era un prato con diversi alberi, e che a Bologna, da alcuni anni a questa parte, siano in corso vivaci vertenze, talvolta risultate vittoriose, contro il taglio degli alberi e il consumo di suolo. Subito è nato un comitato (Mu.Basta) contro la costruzione del museo, comitato che ha cercato di opporsi alla realizzazione, guadagnando la simpatia di numerosi bolognesi, anche non residenti nel quartiere…
Scriveva, ad esempio, il 25 febbraio sulla sua pagina facebook l’avvocato Mario Bovina (che non ha nulla a che fare con il Comitato Mu.Basta): «In tutta franchezza io cosa sarà sto Mu.Ba. (Museo delle bambine e dei bambini) non l’ho capito bene, nemmeno dopo aver letto la supercazzola sul sito del Comune.
Per quel che ricordo della mia infanzia (parecchio) io avrei preferito molto fare ciò che poi in realtà facevo (giocare libero a pallone o con le cerbottane nei campetti intorno a casa) che essere deportato in un hangar recintato a fare “esperienze” pensate per me dagli adulti.
Ma, capisco, era il pliocene, eravamo bambini molto liberi, governati alla bell’e meglio da una rete di madri affacciate ai balconi che quasi sempre, alla fine, si arrendevano e attendevano pazienti i ritorni spontanei all’imbrunire di ginocchia sbucciate, teste sudate, vestiti inzaccherati.
Oggi i bambini sono radi. Prigionieri dietro alle mille sbarre delle ansie e delle aspettative dei genitori, della propria solitudine, della disabitudine al rapporto fisico in libertà coi coetanei, dell’assenza di “campetti”.
Così, a naso, secondo me, ai bambini del Pilastro (ammesso che ce ne sia qualcuno) piaceva più il boschetto sgangherato di quanto piacerà loro ’sto scatolone denominato museo in cui, di fatto, non credo che potranno mai metter piede autonomamente.
Ma c’erano circa sei bei milioni di euro da spendere. E un simile argomento di questi tempi supera ogni obiezione.
Museo sia. Alberini adieu.
Bambini del 2026, non vi invidio mica tanto».
Tuttavia l’Amministrazione comunale, recentemente uscita sconfitta dalle vertenze contro il consumo di suolo relative al parco Don Bosco, al giardino San Leonardo e alla Zucca, non demorde. E il Pilastro si è popolato di centinaia di poliziotti schierati a difesa del cantiere. Sono seguiti scontri, arresti e denunce.
Vedremo come andrà a finire…
Luciano Nicolini